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Postato il 07 Luglio 2011 alle 12:00
A cura di Laura Giordano(1)
ELADIO DIESTE: LA RICCHEZZA NEL LATERIZIO
Eladio Dieste (Artigas, 10 dicembre 1917 – Montevideo, 29 luglio 2000) ai più è noto come ingegnere ed architetto, ma in realtà fu, anche e soprattutto, intellettuale e patriota. Il suo lavoro, infatti, è fortemente denotato dal legame con il suo paese d'origine, l'Uruguay.
Egli si batté per il riscatto della realtà locale e dell'uguaglianza sociale in quel mondo così fortemente caratterizzato dal dominio del colonialismo americano, che si traduce nel detto "se inventano loro, poi comandano loro".
"Un'architettura nazionale - scrisse - deve tenere in conto le abitudini della nostra gente, il nostro clima, la parte strutturale e la parte costruttiva vincolate alle nostre possibilità, le capacità dei nostri operai e l'imponderabile espressione della nostra luce e il nostro paesaggio"².
Sin dai primi tempi si trovò a lavorare in un paese senza risorse
naturali, dove tutto deve essere importato,
ed in cui le uniche risorse sono la mano d'opera e la terra; ecco quindi
l'impegno a lavorare con il laterizio,
impiegandolo in forme tali da poterlo sfruttare al massimo in concorrenza
con il calcestruzzo armato e
l'acciaio, per i quali avrebbe dovuto far ricorso
all'importazione.
Il laterizio armato da lui utilizzato richiama una tecnica
semplice ed insieme brillante che permette di usare poco
legno per le casseforme, che sono ripetitive e che si
tolgono dopo poche ore dal getto e si spostano per quello
successivo. Si tratta soprattutto di laterizi di piccole
dimensioni, facilmente spostabili senza bisogno di grossi
camion e maneggiabili in cantiere anche da personale non
specializzato, con una posa che non necessita di una
estrema precisione per la presenza di giunti che accettano
tolleranze notevoli.
La scelta del mattone rispetto al calcestruzzo, oltre al
fatto logistico, è motivata da Dieste per una serie di
motivi, quali ad esempio l'elevata resistenza meccanica
per un prodotto disponibile anche in tutti i paesi sottosviluppati,
l'elevata leggerezza, il modulo d'elasticità
minore del calcestruzzo e quindi maggiore adattabilità alle deformazioni,
una durabilità migliore e miglior
comportamento agli sbalzi termici, un buon isolamento termico e acustico e
soprattutto il costo minore
rispetto ad altri materiali.

Potremmo dunque considerare Dieste fortemente appartenente alla sfera della cosiddetta architettura sostenibile, quella che, integrando nell'edificio strutture tecnologie appropriate, conferisce priorità alle finalità progettuali determinate dall'esigenza di riduzione dell'impatto ambientale, di efficienza energetica e di miglioramento della salute, del comfort e della qualità della fruizione degli utenti. Dalle sue opere si possono estrarre infatti gli stessi principi: la riduzione dei consumi energetici, l'uso dei materiali bioecologici, il regionalismo e la partecipazione.
Sin dai primordi della carriera egli inizia ad usare forme in cui prevale la compressione e quindi ottimali per il laterizio e, con l'uso del poco ferro necessario per contrastare le trazioni, realizza ardite strutture con forme ondulate, nelle quali non la massa, ma la forma, conducono gli sforzi ai punti di scarico e che gli permettono di superare grandi luci, anche di 50 metri con solo 12 cm di spessore.
<< Le virtù resistenti delle strutture che costruiamo dipendono dalla loro forma; è attraverso la loro forma che sono stabili e non a causa di un cieco accumulo di materiali. Dal punto di vista intellettuale, non c'è nulla di più nobile ed elegante di questo: resistenza attraverso la forma. >>
Nelle sue opere la razionale perfezione dei dettagli si unisce magistralmente alla rustica texture del mattone e al "colore locale", inoltre il "calore del colore" è la caratteristica principale di tutti i suoi edifici, forse prendendo spunto da quello che Le Corbusier aveva intuito nella cappella di Ronchamp sulla colorazione che la luce assume quando rimbalza su una superficie pigmentata; sicuramente, però, le sue opere rimandano alle cattedrali romaniche e gotiche e senza dubbio all'opera di Antonio Gaudì, genio catalano, soprattutto nel sapiente utilizzo delle forme curve, come ad esempio si nota nella chiesa del Cristo Obrero, ad Atlántida.
Secondo Jiménez Torrecillas "nell'opera di Dieste ciò che non è indispensabile non trova posto", questo spinge a pensare che non ci sia nelle sue opere alcun tipo di ornamento. Invece quando effettivamente le esaminiamo troviamo insito nel pensiero compiuto del progettista il concetto di bellezza, di ornamento, di funzione interamente e contemporaneamente presente. Ad esempio guardando la chiesa di Atlàntida si nota come l'altare mantenga la sua dimensione sacra, essendo costituito da una pietra grezza posta davanti ai mattoni la cui texture e messa in opera imita un tessuto. La parete della navata invece diventa un panneggio barocco: "ha valore in sé, un lusso primitivo e un poco dio barbaro che costò molto poco"(2) .


A partire dalla tecnica del laterizio armato Dieste ha sviluppato due tipi di strutture: le volte gaussiane a doppia curvatura, con e senza lucernari, e le volte autoportanti.
Le volte a doppia curvatura hanno "curvatura bidirezionale come le volte sferiche ed ellissoidiche, i paraboloidi iperbolici, le volte generate da una curva che trasla appoggiandosi ad un’altra curva direttrice"(3) la particolarità elaborata da Dieste è la curva generatrice che è rappresentata dalla curva a campana di Gauss , di spessore 10 cm di laterizio e 2 cm di cappa superiore in malta di sabbia e cemento, armata con una rete metallica elettrosaldata a maglia fine.
Questo tipo di volte può essere ottenuta usando semplici ponteggi, con una parte d i base di acciaio e dispositivi meccanici che permettono un facile movimento orizzontale e verticale; una variante, in cui la sezione longitudinale è a dente di sega, consente di ottenere l’illuminazione dall’alto.
Nelle volte autoportanti la velocità di costruzione è sempre molto elevata ed il consumo di mano d’opera giornaliera molto basso; in entrambi i casi si possono coprire luci e sbalzi molto ampi.

Con queste tipologie di coperture l’ingegnere uruguayano ha saputo costruire capannoni per la lavorazione della frutta o della lana, fabbriche, silos per il grano, supermercati, stazioni per autobus e chiese, sparse per tutto l’Uruguay. Ad ognuna delle sue opere ha, però, saputo conferire un qualcosa d’originale, fatto di invenzioni strutturali intimamente connesse alla forma ed alla economicità dell’opera.
NOTE:
(1)Laura Giordano frequenta la facoltà di Ingegneria Edile - Architettura di Catania,
ha svolto uno stage presso Aslan Costruzioni s.r.l., dove si è occupata
dell'elaborazione del "Libretto Casa" del complesso residenziale "Casa diletta" e
dell'arredamento di interni per alcuni appartamenti, progettando con software 2D e
3D; inoltre ha collaborato con
Antorà s.r.l. modellando dei gemelli per la nuova collezione.
Contatti: lauragiordano_@live.it
BIBLIOGRAFIA:
(2)The Engineer's Contribution to Contemporary Architecture di Eladio Dieste , p. 21, 2000;
(3)Luigi Caleca : Architettura tecnica, IV edizione, p.275, 2000;
Dieste:modernità senza conflitti? di Graciela Silvestri, Casabella 684\685 , pp.60-83, 2000;
Fausto Giovannardi: Eladio Dieste: un’ingegneria magica, Studio Giovannardi e Rontini, 2007.





