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Postato il 20 Settembre 2011 alle 15:00
A cura di Marco Vasta(1)

ARTE A PARTE: PERCHE' L'ARTE NON "FUNZIONA"


Castel di Tusa è uno di quei paesi siciliani in cui si potrebbe ambientare un romanzo verista.

Ci arrivi senza accorgerti che a quel posto potresti abituartici. La calma che solo il mare, la pace che solo la distanza dalle grandi città, il silenzio che solo l'assenza di strade…non fosse per la cecità cui ormai è avvezzo l'uomo contemporaneo

C'è chi l'arte la fa, chi l'arte la vede, chi per vederla ha bisogno di una cornice che la inquadri.

Ecco, qui l'arte c'è sempre stata. Ma molti non vedevano che quello scoglio non era affatto banale, che quel mare non era affatto uguale ad un qualsiasi altro mare, che quei promontori ti limitavano già l'infinito e lo rendevano a misura d'uomo.

Per rendere fruibile questo luogo mirabile, nasce l'idea di Antonio Presti, colui che potremmo definire un mecenate contemporaneo.

La visione di Antonio Presti consiste nella creazione di un enorme museo, di cui una parte è al chiuso (Atelier sul mare) ed una è all'aperto (Fiumara d'Arte). Le due parti sono inscindibili e complementari. E chi va a visitare le opere immerse tra i Nebrodi non può che dormire tra quelle dell'albergo.

Cronologicamente, nasce prima la parte en plain air, per valorizzare quello che, come ricorda lo stesso Presti, era un territorio completamente dimenticato dalle amministrazioni locali. Gli sforzi, le battaglie e gli scontri per dare validità a queste opere sono stati costanti. Se da un lato è vero che si tratta di episodi che, per la pianificazione territoriale della tradizione, sono riconducibili all'abusivismo, dall'altro è innegabile una valutazione a posteriori che le eleva a rango di "monumenti" d'arte contemporanea. Come tali sono oggi riconosciuti. Ciò non li salva però dall'incuria cui sono soggetti: quella tradizione che li riteneva abusivi e poi li riconosceva, evidentemente non riesce ancora ad accettarli e a comprenderne il valore. La manutenzione è ingente e Presti è da solo.

    Queste le opere della Fiumara:
  • La materia poteva non esserci, 1986 Pietro Consagra
  • Una curva gettata alle spalle del tempo, 1988 Paolo Schiavo Campo
  • Monumento per un poeta morto – La finestra sul mare, 1989 Tano Festa
  • Stanza di Barcadoro, 1989 Hidetoshi Nagasawa
  • Arethusa, 1989 Piero Dorazio, Graziano Marini
  • Labirinto di Arianna, 1989 Italo Lanfredini
  • Energia mediterranea, 1989 Antonio Di Palma
  • Il muro della Vita, 1991 AA.VV.
  • La piramide, 2010 Mauro Staccioli

(visualizzabili sull'ottimo sito http://www.ateliersulmare.it/)

Sono tutte accomunate dalla possibilità di essere utilizzate; rispettivamente: ci si passa in mezzo; si gode della sua ombra; vi si guarda attraverso; vi si aspetta; diventa muro o parapetto; ci si "perde"; vi si sale; si tocca; si scopre l'interno.

Lodevole progetto di coerenza cresciuto nel tempo.

L'hotel si evolve per diventare tappa del più esteso Museo.

Con la ricerca di una certa assonanza: da opere utilizzabili si vuole passare ad opere utili. Ed è opportuno citare Wilde, che nell'introduzione al celeberrimo Il ritratto di Dorian Gray, afferma: "Possiamo indulgere verso un uomo che abbia fatto qualcosa di utile, purché non l'ammiri. Ma chi ha fatto una cosa inutile può essere scusato solo se egli l'ammira enormemente. Tutta l'arte è completamente inutile."

Ora, c'è chi afferma che l'arte, in quanto estetica, non può essere utile, perché se così fosse dovrebbe scendere a compromessi trasformandosi in tecnica.

D'altra parte, quando si costruisce un hotel, per quanto questo possa essere votato all'arte, non possono mancare le funzioni essenziali che soddisfino ai vari bisogni fisiologici.

Quando vi si giunge di fronte ci si trova ad un passo dalla spiaggia e dal mare; una reinterpretazione delle cariatidi da il benvenuto e introduce alla hall, dove continua il viaggio verso quella che è progettata per essere una cura dell'anima attraverso l'arte.

Se ti viene assegnata una delle 17 stanze d'arte, non puoi che essere curioso.

Quando ci arrivi dentro vieni attirato dall'indubbia particolarità (non unicità: esiste un'associazione italiana, Gli Alberghi dell'Arte, che riunisce 10 hotel da 3 a 5 stelle http://www.alberghidellarte.it) della situazione: la maggior parte delle stanze da sul mare, e da qui, il mare acquista un plusvalore dato dalla maggiore altezza.

Fino a che è la luce naturale ad illuminare quell'arte, tutto è amabile e riuscito, l'opera risplende della luce voluta dall'autore e non puoi che restare soddisfatto e aspettare. Si, aspetti. In ogni opera d'arte c'è un senso di attesa che l'accompagna. Aspetti che sia il mare ad entrare, col suo infrangersi delle onde sulla spiaggia. Aspetti che sia la notte ad entrare, togliendo sempre un po' più di luce al giorno.

Poi, di solito, da un'opera d'arte ci si allontana, ci si distacca. L'opera d'arte ti fa sentire la sua mancanza.

È questo che non succede nell'Atelier. Perché quando l'attesa finisce ed iniziano le impellenze delle necessità fisiologiche, vengono fuori le pecche. Per la stessa ragione per cui non si utilizza la Fountain di Marcel Douchamp.

    Le stanze:
  • La bocca della verità, 1990 Mario Ceroli
  • Il nido, 1991 Paolo Icaro
  • Mistero per la luna, 1991 Hidetoshi Nagasawa
  • Linea d'ombra, 1992 Michele Canzoneri
  • Energia, 1992 Maurizio Mochetti
  • Su barca di carta mi imbarco, 1993 Maria Lai
  • Trinacria, 1993 Mauro Staccioli
  • La stanza del profeta – Omaggio a Pier Paolo Pasolini, 1995 Dario Bellezza, Adele Cambria, Antonio Presti
  • La torre di Sigismondo, 1993 Raoul Ruiz
  • Sogni tra segni, 1994 Renato Curcio, Agostino Ferrari
  • La stanza della pittura, 1996 Piero Dorazio, Graziano Marini
  • La stanza della terra e del fuoco, 1996 Luigi Mainolfi
  • La stanza del mare negato, 1992 Fabrizio Plessi
  • Stanza dei portatori d'acqua, 2006 Antonio Presti, Agnese Purgatorio, Danielle Mitterrand, Cristina Bertelli
  • Lunaria – Contrada senza nome, 2007 Vincenzo Consolo, Ute Pika, Umberto Leone
  • Hammam, 2007 Sislej Xhafa
  • La stanza dell'opra, 2010 Mimmo Cuticchio

(anch'esse visitabili al sito http://www.ateliersulmare.it/)

Visitandole (perché è possibile organizzare dei tour) sembra che si sia scelta la via dell'Arte, pura, senza compromessi.

Dormendoci, si potrebbe obiettare che, quando quella scelta significa assenza di prese di corrente o di telefono, continui problemi all'unico ascensore, carenza del sistema idrico o di climatizzazione e vetustà di infissi, l'arte diventi inaccettabile per abitarci.

Un banner sul sito ufficiale chiede "Hai mai dormito in un'opera d'arte?". Ma un'opera d'arte è davvero adatta a dormirci dentro?

Sembra corretta la decisione presa che prevede, entro il 2012, una conversione delle "stanze d'arte" in "Museo di stanze d'arte", solo visitabili.

Credo che l'architettura sia Arte abitabile. E credo che l'Atelier sul mare sia Arte.

NOTE:
(1)Marco Vasta è studente presso la facoltà di Ingegneria Edile-Architettura dell'Università degli Studi di Catania; ha svolto uno stage formativo nella catanese ASLAN Costruzioni s.r.l., confrontandosi per la prima volta con le opportunità lavorative offerte dal territorio, oltre che con le aziende d'eccellenza che lo caratterizzano. Ha condotto un'esperienza di ristrutturazione e design di interni "a misura" del committente.


    Siti utili:
  • http://www.ateliersulmare.it
  • http://www.alberghidellarte.it


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